Sto imparando a scrivere lentamente, raccontando una storia come se stessi mettendo insieme le tessere di un mosaico.
Conosco l’immagine finale, ma non i dettagli. E quelli poco per volta prendono colore.
L’uomo di vetro rimaneva distante,
trafitto da sguardi di gente ignorante
di quella presenza interpretata assenza
celata dalla sua innata trasparenza
l’uomo di vetro un tempo aveva un nome
poi lo perse in un insolito come
smise di essere nominato
finì con l’essere dimenticato
l’uomo di vetro aveva una bocca
ma ingoiò ogni parola sciocca
per non pronunciare falso consenso
si fece custode di tacito dissenso
l’uomo di vetro aveva due mani
illuso dall’uso di costruire il domani
credeva che avrebbe comandato il timone
comprese però che no ne era il padrone
l’uomo di vetro non si vedeva
ma oltre di lui non si procedeva
era un forte invisibile confine
che se violato feriva più di un rovo spine
l’uomo di vetro divenne testardo
deciso a fermare ogni bugiardo
che all’incerto destino della fragilità
lo aveva condannato con le sue mezze verità
l’uomo di vetro c’era e c’è ancora
infrange il silenzio per un monito ora
urla ai potenti che una sua scheggia
sarà la fine della loro reggia
l’uomo di vetro non è più solo
ha al fianco vittime di ugual dolo
attendono tutti che un errato passo
li infranga e produca un gran fracasso
il popolo di vetro sentenzia al governo
il potere ti ho dato ma non è eterno
rivoglio il mio tempo il tuo è scaduto
ritorno a esistere in modo assoluto
(Pubblicato anche su: http://parolesemplici.wordpress.com/2012/02/06/luomo-di-vetro/)
Teneva il cucchiaino tra il pollice e l’indice come se stesse tenendo il gambo di un fiore fragile. Eseguiva dei brevi movimenti circolari, in senso orario, per sciogliere quel poco di zucchero che aveva aggiunto al tè.
- Un tè speciale per un’occasione speciale. E’ un tè bianco.-
Erano mesi che non ci vedevamo, il rito del tè del mercoledì pomeriggio era stato interrotto sei mesi prima, quando Marta aveva cominciato, parole sue, una nuova vita.
Nel più banale dei modi, iniziò con un nuovo taglio di capelli, una tinta di un brillante e appariscente rosso tiziano e una rigida dieta.
Un martedì pomeriggio mi telefonò e mi disse:
-Mi spiace, cara, ma domani non possiamo vederci, ho lezione di yoga.-
Tra i figli e i suoi nuovi impegni sparì per un bel po’. Sinceramente dopo mesi di piagnucolii, saperla così entusiasta della sua nuova vita fu un sollievo. Speravo che stesse finalmente superando la fine del suo matrimonio. E se per riuscirci sentiva il bisogno di cambiare se stessa, dentro e fuori, io non potevo che darle il mio appoggio. Anche se quella tinta rosso tiziano… insomma non stava proprio bene con la sua carnagione scura.
Ma lei si sentiva a suo agio ed era ciò che contava.
L’anno prima aveva scoperto il tradimento del marito e, senza pensarci troppo, aveva preparato una valigia, raccolto alla meno peggio gli effetti personali e aspettato che il marito tornasse dal lavoro.
-Vai.-
Non disse altro. Non era un “te ne devi andare” e nemmeno un brutale “vattene”. Era un “vai”. Un invito, non un ordine. Anzi, una concessione. Vai.
E lui andò.
Tornò dai genitori e aggiunse al disprezzo della moglie quello della propria madre, che aveva vissuto il proprio matrimonio con il sospetto del tradimento ed era quindi solidale con la nuora.
La relazione che Marta aveva scoperto era in realtà finita da parecchio tempo. Ma il marito aveva dimenticato di cancellare tutte le tracce.
Non ho mai saputo come Marta lo avesse scoperto. Non disse nulla neanche al marito.
-Così se in futuro dovesse accadere di nuovo …-
-Marta, ma lo hai cacciato da casa…-
E lei taceva.
E pensava. Sì, probabilmente già pensava ad una riconciliazione. Ma voleva essere lei a dettare i tempi e i modi.
Dopo il taglio di capelli, la tinta rosso tiziano, la dieta, le lezioni di yoga, una nuova Marta fu pronta, per il bene dei figli, a riprendere in casa il vecchio marito.
Quella nuova Marta che in quel momento, dinanzi a me, sorseggiava tè bianco, mentre accarezzava la gatta che aveva preso qualche giorno prima che il marito tornasse a vivere con lei e mi raccontava perché lo avesse perdonato.
-Mi ha guardato con gli occhi lacrimanti. Ha capito il male che ha fatto a me e alla nostra famiglia. I suoi occhi … anche adesso che sono due mesi che è tornato a vivere qui mi guarda con gli stessi occhi arrossati, gonfi e tristi, come se volesse chiedermi perdono ogni giorno, ogni istante.-
-Lo hai perdonato per i suoi occhi?-
La confidenza fu interrotta dal rumore delle chiavi nella serratura della porta di casa
La gatta scese dalle braccia di Marta e andò incontro all’uomo che stava entrando.
Uno starnuto seguì il “sono a casa” che il marito di Marta pronunciò dopo aver varcato la soglia.
Poi un altro starnuto. E un altro ancora.
Fu in quel momento che mi ricordai di un particolare.
-Ma tuo marito non è allergico ai gatti?-
Un bel sorriso, sul volto incorniciato dai capelli rosso tiziano, fu la risposta di Marta. Il sorriso del suo perdono.
Superbo è chi
pensa di avere uno stile sempre originale.
Superbo è chi
con stile non è sempre originale.
eccitazione fine
di giungere al fine
prima che giunga la fine
C’era una donna che cuciva le attese,per nascondere le proprie pretese.
Seduta in silenzio dimenticava il futuro, quello promesso e mai avvenuto.
Chiudeva con cura tutti gli strappi di quello scampolo malconcio che era il suo tempo. Ma ad ogni fine dell’anno le attese tornavano ad aprirsi, crudeli e invitanti come brecce nelle mura di una prigione.
E lei sbirciava e rivedeva: la casa che non aveva abitato,i bambini che non aveva avuto, i luoghi che non aveva visitato.
Poi riprendeva l’ago e tornava a cucire, mentre un altro anno passava e la stoffa del suo tempo si accorciava…
Un vetro rigato da pioggia mi separa dai miei desideri
e li rende lontani, impalpabili, irraggiungibili.
A stento distinguo quello che voglio e quello che non voglio.
Vedo lacrime sul riflesso del mio viso,
ma è l’illusione delle gocce di pioggia.
La delusione è un sentimento asciutto,
divora i sogni e toglie la fame.
La lista dei miei desideri si fa più sempre breve.
Alcuni saranno negati, dal tempo o dalle circostanze.
Altri saranno compromessi da un compromesso …
e sarà la mia sconfitta.

Un caffè era un buon modo per attendere l’arrivo del pullman che lo avrebbe condotto in aeroporto.
L’uomo con il cappotto grigio entrò trafelato nella caffetteria che si trovava in prossimità della fermata del pullman, portando con sé una leggera valigia.
All’apertura della porta uno scampanellio annunciava l’arrivo di un nuovo cliente.
L’ambiente piccolo, caldo e luminoso contrastava con l’atmosfera fredda e grigia di quella giornata di fine gennaio. Il vento e la pioggia lasciavano presagire all’uomo con il cappotto grigio che il volo che lo attendeva sarebbe stato disturbato.
“Un caffè veloce!”. L’uomo si rivolse con molta fretta alla signorina dietro il bancone che stava preparando un vassoio con una tazza di cioccolata calda e dei biscotti.
“Noi non serviamo caffè veloci. Serviamo semplicemente caffè. Si accomodi.” Rispose la donna indicando un tavolo libero vicino ad una libreria.
“Devo prendere il pullman per l’aeroporto, preferisco bere il caffè qui in piedi.”
“Mi spiace signore, ma noi non serviamo consumazioni al banco. Il pullman non passerà prima di trenta minuti, ha tutto il tempo per gustare il suo caffè.”
Un po’ risentito l’uomo posò la valigia in un angolo vicino la porta e prese posto nel tavolino che gli era stato indicato, senza togliersi il cappotto.
Nel tavolo di fronte al suo stava un uomo anziano che teneva gli occhi socchiusi come a voler estraniarsi per ascoltare meglio la musica che delicatamente si diffondeva nell’aria del locale.
La cameriera si avvicinò al tavolo dell’anziano con il vassoio.”Ecco la sua cioccolata, professore. E questi biscotti sono per Camilla”.
Fu a quel punto che l’uomo con il cappotto grigio si accorse che sotto il tavolo dell’anziano stava accucciato un labrador dal pelo color miele.
“Grazie, signorina Margot.” disse l’anziano sorridendo alla cameriera, poi prese un biscotto e lo porse al cane: “ Camilla, siamo d’accordo: tu non dirai niente alla mamma della mia cioccolata e papa` non dira` niente dei biscotti”.
Il cane afferrò delicatamente il biscotto dalle mani del padrone e suggello` il patto che gli era stato proposto.
L’anziano iniziò quindi a gustare con calma la sua cioccolata, sicuro che la sua fedele amica con quei grandi e profondi occhi nocciola, non avrebbe rivelato alla moglie che ogni giovedì pomeriggio, si viziava con quel dolce che il medico gli aveva proibito.
L’uomo con il cappotto grigio guardò l’orologio:l’attesa del pullman si era ridotta a venticinque minuti. Prese il portafoglio e il biglietto aereo dalla tasca del cappotto, ricontrollò l’orario del volo, riguardò l’orologio come per sincerarsi di essere in perfetto orario e posò il biglietto sul tavolo sotto il portafoglio, aspettando che la cameriera portasse il caffè e il conto.
Poi si volse a guardare la libreria accanto a lui.
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Ricominciare a scrivere non solo per se stessi ma per condividere con altri le proprie parole è come innamorarsi di una nuova persona dopo aver chiuso una storia. Che sia passato un giorno, un mese, un anno o anche di più dalla fine di un amore, all’inizio di una nuova relazione si è affascinati e impauriti allo stesso tempo, pensiamo di sapere già cosa sia l’amore, di aver provato tutto quello che potevamo provare e che una nuova storia significherà rivivere gli stessi passi: gli appuntamenti, gli sguardi che non hanno bisogno di parole, il primo bacio, un nuovo odore che si confonde con il nostro.
Siamo convinti che prima o poi arriveranno anche le incomprensioni, i piccoli litigi, le bugie, le pause di riflessione. A volte, proprio per il timore di quello che pensiamo potrebbe accadere, non ci lasciamo andare.
Ma l’amore è un sentimento che non si ripete mai uguale, perfino un genitore ama diversamente i propri figli, come si potrebbero quindi amare persone diverse allo stesso modo?
Un nuovo amore non è un’emozione già vissuta, è un’emozione nuova e quando ci innamoriamo siamo come una pagina bianca,su cui c’è una nuova storia da scrivere.
Ritornare a scrivere per essere letti significa avere un nuovo amore ed io mi sento come una pagina bianca, sulla quale verrà scritta la storia di una nuova Erynwen.