Teneva il cucchiaino tra il pollice e l’indice come se stesse tenendo il gambo di un fiore fragile. Eseguiva dei brevi movimenti circolari, in senso orario, per sciogliere quel poco di zucchero che aveva aggiunto al tè.
- Un tè speciale per un’occasione speciale. E’ un tè bianco.-
Erano mesi che non ci vedevamo, il rito del tè del mercoledì pomeriggio era stato interrotto sei mesi prima, quando Marta aveva cominciato, parole sue, una nuova vita.
Nel più banale dei modi, iniziò con un nuovo taglio di capelli, una tinta di un brillante e appariscente rosso tiziano e una rigida dieta.
Un martedì pomeriggio mi telefonò e mi disse:
-Mi spiace, cara, ma domani non possiamo vederci, ho lezione di yoga.-
Tra i figli e i suoi nuovi impegni sparì per un bel po’. Sinceramente dopo mesi di piagnucolii, saperla così entusiasta della sua nuova vita fu un sollievo. Speravo che stesse finalmente superando la fine del suo matrimonio. E se per riuscirci sentiva il bisogno di cambiare se stessa, dentro e fuori, io non potevo che darle il mio appoggio. Anche se quella tinta rosso tiziano… insomma non stava proprio bene con la sua carnagione scura.
Ma lei si sentiva a suo agio ed era ciò che contava.
L’anno prima aveva scoperto il tradimento del marito e, senza pensarci troppo, aveva preparato una valigia, raccolto alla meno peggio gli effetti personali e aspettato che il marito tornasse dal lavoro.
-Vai.-
Non disse altro. Non era un “te ne devi andare” e nemmeno un brutale “vattene”. Era un “vai”. Un invito, non un ordine. Anzi, una concessione. Vai.
E lui andò.
Tornò dai genitori e aggiunse al disprezzo della moglie quello della propria madre, che aveva vissuto il proprio matrimonio con il sospetto del tradimento ed era quindi solidale con la nuora.
La relazione che Marta aveva scoperto era in realtà finita da parecchio tempo. Ma il marito aveva dimenticato di cancellare tutte le tracce.
Non ho mai saputo come Marta lo avesse scoperto. Non disse nulla neanche al marito.
-Così se in futuro dovesse accadere di nuovo …-
-Marta, ma lo hai cacciato da casa…-
E lei taceva.
E pensava. Sì, probabilmente già pensava ad una riconciliazione. Ma voleva essere lei a dettare i tempi e i modi.
Dopo il taglio di capelli, la tinta rosso tiziano, la dieta, le lezioni di yoga, una nuova Marta fu pronta, per il bene dei figli, a riprendere in casa il vecchio marito.
Quella nuova Marta che in quel momento, dinanzi a me, sorseggiava tè bianco, mentre accarezzava la gatta che aveva preso qualche giorno prima che il marito tornasse a vivere con lei e mi raccontava perché lo avesse perdonato.
-Mi ha guardato con gli occhi lacrimanti. Ha capito il male che ha fatto a me e alla nostra famiglia. I suoi occhi … anche adesso che sono due mesi che è tornato a vivere qui mi guarda con gli stessi occhi arrossati, gonfi e tristi, come se volesse chiedermi perdono ogni giorno, ogni istante.-
-Lo hai perdonato per i suoi occhi?-
La confidenza fu interrotta dal rumore delle chiavi nella serratura della porta di casa
La gatta scese dalle braccia di Marta e andò incontro all’uomo che stava entrando.
Uno starnuto seguì il “sono a casa” che il marito di Marta pronunciò dopo aver varcato la soglia.
Poi un altro starnuto. E un altro ancora.
Fu in quel momento che mi ricordai di un particolare.
-Ma tuo marito non è allergico ai gatti?-
Un bel sorriso, sul volto incorniciato dai capelli rosso tiziano, fu la risposta di Marta. Il sorriso del suo perdono.

Donna con gatto,1875,Renoir